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Cenni storici sulle Chiese di Massa PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Di Leone   
03/30/07
Questo articolo, pubblicato da Michele Di Leone, padre di Anna, sulla rivista della "Pro Loco" di Massa di Faicchio, "ACER" (n.4 - Settembre 2003), ci guida attraverso la storia, le tradizioni e l'architettura delle chiese di Massa, dove la maggior parte dei Cofrancesco furono battezzati, si sposarono, ... Un ringraziamento speciale a Michele Di Leone che ci ha dato l'opportunità di pubblicare qui il suo interessante articolo.

Cenni storici sulle Chiese di Massa

di Michele Di Leone

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana

("ACER" - n.4 - Sep. 2003)

Prima del 1600 Massa aveva tre chiese. La chiesa dedicata alla “Visitazione” con un quadro raffigurante la Vergine Maria che fa visita a Santa Elisabetta, sita alle falde del Monticello, dov’è attualmente la “car’cara” (la vecchia fornace della calce). La chiesa di San Pietro, lungo la via Latina, attuale strada che da Massa porta a Faicchio. La chiesa di San Nicola, sita a Terranova, oggi denominata “San Nicola Vecchio”.

La chiesa della Visitazione

La chiesa della Visitazione, a metà del ‘500, era già caduta; i pochi resti furono distrutti ed utilizzati come sottofondo per la nuova strada che porta dalla Crocella al centro di Massa. L’opera fu realizzata su interessamento dell’allora senatore avv. Giuseppe D’Andrea di Cerreto Sannita. Una lapide, dietro le spalle della attuale chiesa, ricorda l’evento. Questa chiesa, che era parrocchia, percepiva la rendita di 20 “tomole” di grano (ql. 11) dalla tenuta di Santa Agatella, in quel di Telese, con altri benefici della zona come risulta da documenti storici esistenti nella curia di Cerreto (1). L’ultimo economo fu il canonico Simone Di Lella da Cerreto Sannita.

La chiesa di San Pietro

La chiesa di San Pietro, chiesa parrocchiale unita alla matrice, con unico altare posto “sub tribuna hemicicla forma constructa” aveva una piccola icona affrescata, raffigurante la Vergine tra i Santi Pietro e Paolo. Sulla porta vi era una piccola campana (2) (Atti Santa Visita per Mons. Savino, 1596). É alquanto noto che una delle campane della parrocchia dell’Assunta di Faicchio, è stata della parrocchia di San Pietro di Massa. Anche censi e canoni, furono assorbiti dalla chiesa SS. M. Assunta, come risulta dalla platea dell’archivio ivi esistente (3).

La chiesa di San Nicola Vecchio

La chiesa di San Nicola Vecchio, anche questa anticamente parrocchia, poi soppressa per la tenuità dei suoi redditi, veniva curata da un Rettore, mentre l’amministrazione dei Sacramenti era affidata all’Arciprete. Con un unico altare. Abbiamo memoria di due benefici esistenti a Massa, detta peraltro “Terra Nova” (ACV: Inventari e Platee: Massa) “l’uno intitolato a S. Eramo e l’altro a Santa Croce”(4). “Beneficio”, significava rendita, il superfluo doveva essere donato ai poveri.

Sia la chiesa di San Pietro, che la chiesa di San Nicola Vecchio, furono distrutte, dal terremoto del 5 giugno 1688. Della chiesa di San Pietro si vedono ancora i ruderi dell’abside, mentre della chiesa di San Nicola Vecchio, vi sono ancora due sepolture e una piccola parte dell’abside semicircolare in muratura certosino, ancora in buone condizioni.

La chiesa di San Nicola di Bari

L’attuale chiesa di San Nicola di Bari (parrocchia arcipretale), di stile barocco, si trova al centro del paese. Fu costruita agli inizi del ‘700, con due navate, una principale, l’altra secondaria, e tre altari; accanto, esposta a mezzodì, sta la cappella di San Michele, con la sagrestia ed un vano antistante la sagrestia, attualmente adibita a sala giochi per i giovani, con servizi igienici.

Il fonte battesimale, presso cui è stato battezzato anche chi scrive, porta la data del 1725; scolpito in pietra della zona “Petrara” di Castelvenere, molto artigianale, è stato ultimamente restaurato ed è in attesa di sistemazione. Un primo fonte battesimale, ubicato nella chiesa di San Nicola Vecchio, andò distrutto, come accennato prima, con il terremoto del 1688.

L’attuale fonte battesimale, fu offerto dai fratelli Di Leone, in occasione del primo anniversario della dipartita del padre Amedeo e, come ricorda la lapide all’ingresso della chiesa, porta la data del 14 gennaio 1971. È lavorato in marmo giallo siena, è in bellissimo marmo di Vitulano, marmo dalle svariate sfumature e di grande pregio, che non viene più estratto. Questa piccola opera è una delle ultime lavorata con questo rinomato marmo. La pietra di Vitulano fa da ornamento in tante chiese d’Italia e d’Europa, al Cremlino a Mosca, a San Pietroburgo al Palazzo d’Inverno e orna l’ingresso della nostra Camera di Commercio a Benevento.

Nell’anno 1763, il Duca di Maddaloni e di Cerreto Sannita, Carlo Pacecco Carafa, donava alla nostra chiesa un ostensorio di inestimabile valore, di argento cesellato a raggiera, custodito in un forziere di banca. Sulla base, da un lato vi è il nome del Duca, dall’altro lato lo stemma della famiglia Carafa, sulla base cesellata vi è un angelo che sorregge una sfera dorata, sulla sfera il Cuore di Gesù con ricami di spighe di grano e uva, sopra la raggiera. L’ostensorio, sopra descritto, viene esposto soltanto il giorno del Corpus Domini.

Ci è stato tramandato dai nostri antenati, che ai primi dell’ottocento, fu donata alla chiesa di Massa la statua della Madonna Addolorata, di fattura napoletana, dal volto dolcissimo ma molto sofferente, dai Baroni Pescitelli (proprietari qui a Massa della nota Masseria del Barone). Più precisamente, si racconta che la statua fosse stata donata, dal dott. Alessandro Pescitelli, arcidiacono della Cattedrale di Cerreto e fratello del più famoso, barone Angelatonio.

Nel 1917, il reverendo don Domenico Tedesco, Superiore della Missione e Rettore del Seminario di Cerreto, nominato da Mons. Vescovo Iannacchino, coadiutore del vecchio parroco di Massa, don Ferdinando Franco di Civitella, donò alla chiesa di Massa l’esistente altare maggiore, per grazia ricevuta da San Nicola, nel primo periodo della Guerra Mondiale 1915-18.

La nostra parrocchia dall’ottobre 1904, poiché il parroco don Ferdinando Franco era molto malato, fu affidata ai padri della Congregazione della Missione detti Verginisti, sacerdoti dotati di grande preparazione culturale e sensibilità spirituale.

In questo periodo (me lo raccontavano mio padre e mia suocera) la parrocchia di Massa, sempre gloriosa nei tempi passati, vive momenti di grande splendore, tant’è vero che papa Benedetto XV, nel 1918 dona alla nostra chiesa una pianeta completa per uso festivo di damasco rosso in seta e con ornamenti in oro finissimo.

Nel 1919, veniva nominato parroco don Ernesto Zarrella, economo curato di Ponte Casalduni il quale prendeva possesso della parrocchia, soltanto nel 1921, quando i su citati missionari lasciarono definitivamente la parrocchia di Massa.

Le “Suore degli Angeli” di Faicchio nell’anno 1923, dono dei Massesi residenti negli Stati Uniti d’America, confezionarono amorevolmente una nuova veste per la Madonna Addolorata, tutta ricamata con fili d’oro. Con l’incendio del 1978, il simulacro subì vari danni, la veste fu distrutta con tutto l’oro. Si riuscì a salvare con fortuna soltanto il bellissimo volto, le mani e i piedi. La statua è stata rifatta con la beneficenza di un anonimo massese.

Colomba Federico di Emilio nell’anno 1923, donava alla nostra chiesa la statua del Cuore di Gesù opera stile ‘900 della ditta “L. Guacci” di Lecce ed acquistata dalla ditta “Anzellotti” di Napoli, per il costo di lire 500. Precedentemente nella nicchia ove è posta tale statua vi era una tela raffigurante sempre il Cuore di Gesù.

Nella navata secondaria, vi sono due sepolture contenenti i resti dei massesi deceduti dalla data della costruzione della chiesa fino al 1806. Con l’editto di Napoleone di Saint Cloud del 1804, fu vietata la sepoltura nelle chiese (in Italia la disposizione fu applicata due anni dopo); da quella data, i defunti massesi venivano tumulati nel cimitero di Faicchio dove a spalla, venivano trasportati attraverso il ponte Fabio Massimo e la ripida e sdrucciolevole salita di Fontanavecchia.

Dal 15 gennaio 1924 si iniziò a seppellire i nostri morti nel nuovo cimitero di Massa. Il primo defunto fu Onofrio Andrea, detto “Andrea d’ Roccu”, il maestro. Abitava a metà salita dell’Epitaffio, presso la famiglia Pettorelli. Fu maestro di tanti massesi. Il cimitero di Massa fu costruito con le offerte dei massesi, sotto l’autorevole e costante opera del promotore, l’indimenticabile arciprete don Ernesto Zarrella, padre e guida dei massesi per ben 52 anni. Il nostro camposanto ha avuto carattere privato fin all’anno 1977 quando è passato al Comune di Faicchio.

Nel 1922, ad iniziativa sempre dell’arciprete Zarrella, venne costituita una congrega locale, che curava anche l’ordinamento del nuovo cimitero. Come da statuto, tra le finalità della congrega, denominata “Pia Unione San Nicola di Bari”, vanno sottolineate la ricerca della maggior gloria di Dio, il decoro delle Sacre Funzioni, il miglioramento della vita cristiana e la santificazione delle anime dei suoi membri. Diretta da un priore, si componeva di due assistenti, un cerimoniere, un segretario, un cassiere, due revisori dei conti, un sacrestano, un organista, un gonfaloniere e un padre spirituale.

Accanto alla chiesa, formante un solo corpo di fabbrica con la medesima, vi è la canonica con quattro vani superiori e i servizi, a cui si accedeva esternamente con una scala in pietra, costruita ai primi del ‘900.

Sul lato sinistro della chiesa vi è il campanile, la cui cupola già a piramide è adesso in linea piatta; ha due campane, una più grande l’altra più piccola. Nel 1933, promotore Pasquale Riccio, padre di Raffaele, Giuseppe, Elena e Umberto, vi fu aggiunto l’orologio, con due campane piccole che scandiscono le ore.

Nel marzo del 1998, con le offerte dei fedeli in chiesa, si è provveduto ad una nuova amplificazione e alla posa dell’orologio elettronico che fa suonare le ore e le campane. Il lavoro è stato eseguito dalla ditta “Trebino” di Genova.

Col terremoto del 1980, la chiesa con la parrocchia, subirono gravi lesioni. Su interessamento del Consiglio Pastorale, con il contributo del popolo e del Comune fu rifatto il tetto e consolidate le fondamenta.

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L'interno della Chiesa di S. Nicola a Massa

Entrando nella chiesa, sulla parte destra della navata centrale, vi è un grande dipinto in ceramica della bottega “Giustiniani”, raffigurante “San Nicola salva i naviganti”. A seguire sulla stessa parete, dello stesso autore, si può ammirare l’altro dipinto sempre su ceramica, raffigurante un altro miracolo di San Nicola “Basilio rapito dai pirati”. Questa scena è molto cara ai Massesi che la vedono dal vivo ogni qual volta viene rappresentata e recitata la vita di San Nicola.

Nella navata centrale, nell’anno 1988, i fratelli Antonio e Filomeno Lavorgna, in memoria del padre Luigi hanno offerto il nuovo altare che guarda la platea dei fedeli, di stile moderno in marmo svevo e rosso collemandino.

Recente e ultimo dono di una ennesima famiglia massese il rinnovato altare davanti alla Madonna Addolorata, molto bello che si richiama allo stile dell’altare maggiore.
Nella cappella a lui dedicata, abbiamo la statua di San Michele in legno di pregevole fattura di artigianato locale del ‘700.

La statua di Sant’Antimo, dei primi del ‘900, opera della ditta Rosa Zanazio di Roma, la stessa ditta che ci diede la bellissima statua del Redentore sul monte Acero, è posta nella nicchia ricavata sulla destra del Santo Patrono. I festeggiamenti si celebravano alla terza domenica di luglio e non vengono più rinnovati.

Ed infine eccoci alla presenza della miracolosa statua del nostro Santo Patrono San Nicola, di fattura napoletana in legno del ‘700. In origine la statua era intera, come ha specificato il maestro prof. G. Saudella, suo ultimo restauratore. Lo dimostra anche la nicchia di grandezza idonea per una statua in piedi e non a mezzo busto; forse qualche incendio costrinse a riportarlo come è attualmente. La venerazione al nostro Santo Patrono, risale intorno al 1100, poco dopo che San Nicola fu trafugato da Mira a Bari. San Nicola è molto venerato nel beneventano perché tra i “trafugatori” vi erano anche alcuni monaci beneventani.

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La statua di S. Nicola

Da allora, tutti i fedeli della valle del Titerno e Telesina, contro i malanni della voce e della gola, usano bere l’acqua mista alla manna, fluido miracoloso, scoperto nel trafugare il corpo del Santo e che tuttora le sue Sante Ossa continuano ad emanare, prodigioso rimedio a tanti mali.
L’affluenza di persone, che si ripete ogni anno, il 6 dicembre e l’ultima domenica di maggio, prova la radicata devozione al santo e la profonda fede. La nostra parrocchia, ha avuto una storia gloriosa, nonostante la sua modesta estensione abitativa territoriale, come da me documentato.

Come in ogni vicenda della vita; anche la storia della nostra parrocchia, nonostante l’impegno di anime generose, punto di riferimento per generazioni, ha registrato fasi di flessioni, sempre tuttavia puntualmente superate dallo spirito attivo e combattivo di noi Massesi e della superiore assistenza e guida di ogni nostro parroco.

L’augurio e che oggi e sempre in avvenire, i parroci che si succederanno interpretino con pari capacità la guida a noi necessaria.

(1)    E. Zarrella – Cenni storici sulla frazione Massa, 1926
(2)    R. Pescitelli – Chiesa Telesina, Tip. Auxliatrix 1977
(3)    E. Zarrella – Ibid
(4)    R. Pescitelli – Ibid
 

Ultimo aggiornamento ( 04/05/07 )
 
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